Nicola Biondi

Alieno al formalismo accademico imperante all'epoca, ma non indifferente alle esperienze delle scuole napoletane di Posillipo e Resina, disegnò,dipinse, sperimentò senza tregua e con ogni tecnica, olio, carboncino, seppie, tempera, pastello, rappresentando quella natura tanto amata, la figura umana, i bambini,  in chiara e     vigorosa espressione naturalistico - impressionista. 

Esordì giovanissimo nel 1883 alla Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa. Una sua opera, " l' ora del pasto " nell' '85 fu acquistata dal Re Umberto I, ed un'altra "Bacco fanciullo" fu premiata al Salone di Parigi.  Le "Ombre cinesi" presentata nel 1906 alla Mostra internazionale d'arte di Milano fu acquistata dal Bey del Cairo. Partecipò con successo alle maggiori rassegne in Italia ed all'estero, Parigi, Pietroburgo, Monaco. Grande rilievo ebbero la retrospettiva personale dell'aprile 1930, del 1943 a Roma, insieme al figlio Paolo ed ancora a Roma nel 1971 unitamente a Pietro Scoppetta. Presente, con inalterato consenso, alla Mostra dell'arte nella vita del Mezzogiorno d'Italia, Roma, palazzo delle Esposizioni, 1953, della pittura napoletana del secondo ottocento, Napoli, 1958 ed altre.

Schivo, eppur compagno di noti artisti coevi, Casciaro, Pratella, con essi dal suo eremo al Vomero inseguì  disperatamente quel verde, quei colori, quella luce che la dilagante urbanizzazione andava travolgendo. Visse d'arte, partecipò con successo alle più importanti Rassegne dell'epoca. Sue opere adornano il Salone della Banca d'Italia di Campobasso ed, insieme ai più famosi Maestri dell'epoca, le sale del Caffè Gambrinus di Napoli. Numerosi i riconoscimenti, ad onta della sua ritrosia, ultimo la cattedra di  pittura dell'accademia di BB.AA di Napoli, cui solo la morte oppose remora.... 

Di recente è emerso come, in silenzio, abbia sperimentato anche l'arte fotografica allora emergente. Le poche fotografie residue, focalizzate  alla natura ed all'uomo, ed ancor più alla donna, nelle sue attività di lavoro formano la Collezione Biondi  dell'archivio Alinari e sono custodite nel Museo della fotografia di Firenze.

Su di lui hanno scritto, fra gli altri:

 ... "è questa un'arte che contiene la gioia e non il tormento di dipingere " (Alfredo Schettini, Roma, 9.4.1930)

.... "il suo nobile eclettismo lo distingue dai suoi contemporanei partenopei anche perché risulta un pittore completo, ugualmente versato nella pittura di paese come nella trattazione della figura umana..........I suoi oli, pastelli, acquarelli appaiono di un impasto morbido e di una equilibrata giustezza dei rapporti tonali: ariosità, trasparenza, limpidezza di colori e mai nulla di troppo facile presa sul pubblico: la sua comunicativa era la grazia e non la banalità degli effetti cromatici " (A.Schettini,da "l'arte di Nicola Biondi",1971)

...."è anche vero che un'arte come quella del Biondi nulla da, nulla impone, nulla chiede.....può in certi momenti appagare meglio il nostro spirito inquieto....perché è un'arte sana, è compostezza, equilibrio che sa vivere la vita di tutti i giorni senza cascare nelle brutali strette del verismo, senza urtare nelle astruserie del simbolo, delle ricerche audaci" (Mattia Limoncelli in "Biondi",1930)

...." fu l'apostolo dell'arte pura: fedele sempre al suo credo artistico sincero, egli parlò, e parla tuttora attraverso le sue opere, in un linguaggio pittorico sereno  e convincente che da all'anima ed agli occhi un senso di pace sconfinata" (Clara Caterini, in "Nicola Biondi",Roma, 1943)

...."Artista vigoroso e sincero che amò la sua arte appassionatamente.....sempre lontano dalle chiesucole e dai cenacoli, non chiese mai nulla a nessuno, nè mendicò mai la lode. In tutta la sua vita non ha fatto che dipingere.......accantonava le sue opere non appena compiute, non le mostrava a nessuno.  Ogni dipinto ha un'impronta di sincerità, di freschezza, di precisione cui si aggiunge il dono di un sereno equilibrio che costituisce l'unità e la perfezione dell'opera.  Paesista e pittore di figure. Niente marine e nudi.  Il disegno ha carattere incisivo: è sicuro e fermo. Il colore è vivo e ricco" (Francesco dell'Erba, Giornale d'Italia, 28.3.30 e 1.4.1941)

...."era un solitario, ed anche timido. Non si appartò alla ricerca di "motivi" ...la sua casa, il suo orto gli bastavano. Usò il pastello raggiungendo un grande perfezione stilistica......lo chiamarono  perciò, per pigrizia mentale, "michettiano", ma potrebbero allora anche chiamarlo "degasiano" perché amava dipingere alla maniera impressionista donne e bambini nell'intimità familiare, o "manciniano" a causa della sensualità coloristica.  La verità è che Nicola Biondi non somiglia a nessuno. E' sempre se stesso" (Piero Girace, Roma, 2.1.1963) 

Bibliografia: 

Giannelli, Artisti napoletani viventi. Napoli 1916

Limoncelli, "Biondi", Intravaja. Napoli 1931

Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori incisori italiani moderni, tutte le edizioni.

Don Riccardo, Artecatalogo di pittori napoletani dell'ottocento, editorialtipo. Roma 2972.

Don Riccardo, "800" profilo storico della pittura italiana, BB.AA, editorialtipo. Roma 1975.

Schettini, "l'arte di Nicola Biondi", editorialtipo. Roma 1971.

Presente in tutti i cataloghi degli artisti dell'800 italiano

Attenzione: spesso nelle aste ed in "certe" Gallerie circolano dipinti, specie  marine  e scene di maniera di modesta fattura e pessimo gusto, a lui erroneamente attribuiti.

 

   Visita la galleria. Troverai esposti alcuni dei quadri dell'autore.

 

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